Benvenuti e/o bentornati cari lettori e care lettrici sul blog che trova nell'originalità dei contenuti la sua forza: lo Scorbiattolo!
Infatti, ecco uno degli articoli più mainstream che l'internet possa propinarvi a questo punto dell'anno: UNA CLASSIFICA! Come potrete giustamente intuire dal titolo del post e dall'header con scritto Top 10 grande come un...
Mi pare l'abbia presa bene, ora sarò solo costretto ad una vita in perenne slooooooowmoooootiooooooooooooon.
Bene, ora che ci siamo tolti d'impiccio gli haters barbuti ecco le regole della classifica: tratterò solo fumetti pubblicati nel bel paese durante l'anno di nostro signore 2014, se si tratta di serie mi basta che ne sia uscito almeno un numero nell'ultimo anno. Purtroppo le mie finanze non mi hanno concesso di coprire tutta l'offerta di titoli di qualità che ho visto in giro, quindi, vi ritroverete una cacofonia di letture random: dal fumetto popolare italiano alla graphic novel underground, dalla bande dessinèe al comic book ammerigano senza alcuna soluzione di continuità.
INVINCIBLE (Gennaio 2014)
Mark Grayson sarebbe un adolescente come tanti se non fosse figlio di un'umana (e fin qui tutto bene) e di Omniman una sorta di Superman che invece di atterrare nei campi di pannocchie del Kansas si è ritrovato nel bel mezzo di un concerto dei Queen. Tale padre e tale figlio direte voi, no, non proprio se intendete per i baffi ma sì se vi riferite ai poteri. Il nostro protagonista, infatti, non si ritrova solo ad affrontare i cambiamenti tipici della pubertà ma anche a metabolizare la pesante eredità del padre che potrebbe andare ben oltre i soli superpoteri. Insomma, se sei un adolescente che è in grado di lanciare sacchi della spazzatura da un continente all'altro, vien da sè che vuoi anche indossare una calzamaglia kitch e tirare malrovesci ai delinquenti di turno, dandoti un nickname che incarni tutta la tua modestia da teenager, Invincible, appunto.
CONSIDERAZIONI:
Nei confronti della narrazione supereroistica ho un rapporto di amore/odio in virtù del fatto che lo considero un genere spremuto all'inverosimile ma che allo stesso tempo è estremamente duttile, generando così, nelle mani dei giusti professionisti, capolavori da premio Hugo o viceversa la peggio carta igenica. A sto giro il professionista coinvolto è un certo Robert Kirkman, autore noto ai più per un fumettino a tema zombie di nome "The Walking Dead", se non lo aveste mai sentito nominare se ne parla più avanti....SPOILER!
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Robert Kirkman e la sua reazione alla domanda: "Rob cosa ne pensi della serie tv di The Walking |
MIRACLEMAN (Aprile 2014)
LA TRAMA:
Una struttura fatiscente. Tre scie luminose. Bianco, una luce che ustiona. Infine, il tuono. Ti svegli. Michael "Mike" Moran è un giornalista freelance alla continua rincorsa del servizio che possa consentirgli di arrivare a fine mese. Mike è afflitto da quelle che sembrano essere delle riminiscenze di una vita passata: il sogno di un volo e una parola dimenticata. Siamo nel 1982, la guerra fredda è la spada di Damocle dell'occidente e la discussione sull'energia atomica è quanto mai cruciale. Il nostro protagonista si trova, per un servizio, all'inaugurazione della centrale atomica di Lakesmere quando una manciata di uomini armati sequestra tutti i giornalisti per annunciare al mondo l'imminente furto di plutonio che andranno a compiere. Mike è fortemente provato, i sogni si sovrappongono pericolosamente alla realtà, d'un tratto, per un gioco del destino, nella sua mente la parola misteriosa si fa limpida, cristallina: "Kimota!" Basta un sussurro e Mike non è più Mike. Il fragore che squarcia i timpani. La luce che scioglie le sclere. Poi c'è solo Miracleman, il superuomo, la divinità in terra dai poteri illimitati che sentenzia: "Ora ricordo, sono Miracleman e sono tornato!".
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Tra l'altro, con questa affermazione Miracleman predisse l'avvento del celebre videogioco Street Fighter che uscì solo cinque anni dopo, se non sono miracoli questi, signora mia. |
Per comprendere al meglio questo comic è d'obbligo parlare brevemente della sua bizzarra genesi editoriale, perchè, cari mei, Miracleman è a tutti gli effetti un clone! DANDANDAAAAAAAN!
Beh, si dà il caso che sulle pagine di Whiz Comics nel 1940 faceva capolino il giovane Billy Batson, reporter radiofonico che al grido di "SHAZAM!" tramutava se stesso nel supereroe Capitan Marvel (recentemente rinominato Shazam), il classico supereroe in calzamaglia e mantello, ricorda nessuno? E infatti la sua superficiale somiglianza a Superman mandò la Fawcett comics (editore di Capitan Marvel) contro la più totale disfatta legale che la obbligò a vendere i diritti del personaggio alla DC comics e a chiudere baracca e burattini. Ma Albione dice no! Per colmare il buco editoriale creatosi dal malaffare Capitan Marvel lo scrittore Mick Anglo ne creò un perfetto clone made in UK battezandolo, appunto, Miracleman.
La testata chiude nel 1963 ma quasi vent'anni dopo un giovanotto barbuto di nome Alan Moore riprende in mano l'eredità di Mick Anglo, andando ben oltre alla semplice operazione di restauro ed è qui, signori miei, che c'è il Miracleman che ci interessa. Come avrete notato ad inizio articolo, Alan Moore è un persona, come dire, fumantina, ci mette poco a indicare quel paese alla Marvel (attualle detentrice dei diritti di Miracleman) facendo sì che il suo nome venisse sostituito nei credits dall'enigmatico "lo scrittore originale".
Se per Invincible abbiamo parlato di un comic book che conosce le regole del gioco e sa come sfruttarle, per Miracleman, invece, parliamo di un comic book che le regole del gioco le ha riscritte proprio. Moore propone ai lettori una nuova chiave di lettura al genere supereroistico traghettandoli ufficialmente negli oscuri anni 80. Insomma, Miracleman è una lettura imprescindibile per la sua valenza rivoluzionaria nel mondo dei comics o anche solo perchè ciò che è di Alan Moore va letto a prescindere, sempre. Non ci sarebbe Watchmen senza Miracleman e ci siamo detti tutto. L'edizione Panini Comics, inoltre, propone al suo interno anche le vecchie storie di Mick Anglo creando degli interessantissimi parallelismi tra le due visioni del personaggio e/o della figura del supereroe in generale.
Siamo nello spazio e per giunta nel bel mezzo di un conflitto tra il pianeta Landfall (cui abitanti sono umanoidi caratterizzati da un paio d'ali e dall'elevato progresso tecnologico) e il suo satellite Wreath (cui abitanti, invece, sono umanoidi dalle fattezze di ovini cornuti in grado di amministrare antiche arti magiche), insomma, la classica iconografia angeli contro demoni. Le vicende di Saga partono da un amore clandestino tra due esponenti delle razze succitate: Marko, un fante di Wreath e Alana, una soldatessa di Landfall. Ma ai due popoli il fattaccio fa storcere un po' il naso e corrono immediatamente ai ripari: Wreath manda sulle tracce degli amanti Il Volere e Il Segugio, due freelancer ovvero due cacciatori di taglie galattici dalla figoseria fuori scala, mentre Landfall, tramite giochi di potere, coinvolge il principe Robot IV, un automa dal sangua blu e con la testa a tubo catodico che andrà ad indagare sul passato di Alana. Ah, vi ho già detto che i due protagonisti hanno avuto anche una figlia? No? Beh, si chiama Hazel ed è l'unico punto di contatto tra due razze che finora hanno avuto in comune solo la voglia di massacrarsi a vicenda.
Fanboy mode on: Saga è bellissimo! Cosa? Non vi basta? Eh lo so ma il fatto è che potrei spendere un post intero per dirvi quanto è bello Saga ma risulterei noioso e banale (tutto ciò che non è questo comic) ma cercherò di essere lo stesso chiaro e conciso:
- Saga è scritto dannatamente bene non per niente lo sceneggiatore è Brian K. Vaughan, affermatissimo professionista oltre che della nona arte anche della serialità televisiva. La commistione dei due linguaggi si ripercuote per forza di cose nella scrittura di Saga, Vaughan imbastisce una trama dal ritmo frenetico e sapientemente cadenzato, con dialoghi mai banali che sanno rendere tridimensionali ed empatici i personaggi, causando nel lettore una dipendenza degna dei migliori show televisivi.
- Saga è disegnato dannatamente bene non per niente al comparto grafico troviamo Fiona Staples, artista che prima di approdare al fumetto è stata concept artist e character designer per l'industria videoludica. L'esperienza pregressa gli consente di creare mondi vivi e credibili in cui ambienti e personaggi risultano essere sempre originali e stupefacenti, il tutto inscritto in un melting pot di estetica fantasy e sci-fi.
Detto schiettamente, lasciarsi sfuggire quest'opera sarebbe veramente un delitto, provare per credere.
SIEGFRIED VOL. 3 "IL CREPUSCOLO DEGLI DEI" (Aprile 2014)
LA TRAMA:
L'Oro, non il prezioso materiale che tutti conosciamo, bensì, la sostanza contenente il potere assoluto imbrigliato da Odino nella notte dei tempi, temuto daI padre degli dei stesso, l'Oro è custodito dalla prima delle sue figlie. I Nibelughi, infimi esseri sotterranei timorati della luce solare e maestri della lavorazione dei metalli, tra di loro troviamo il viscido Fafnir, egli anela il potere dell'Oro più di ogni altra cosa. Sfruttando l'amore proibito tra la custode del sacro materiale e un umano, il laido Nibelungo s'impossessa dell'Oro affrettandosi in seguito a comprimerlo in un anello. Il gioiello corrompe e deteriora l'esserino che si trasforma il un drago dalle dimensioni così ciclopiche da costringerlo ad usare come tana le viscere della Terra. Odino si trova costretto a giustiziare la figlia e il suo amante terreno non prevedendo, però, che ella in un ultimo spasmo di vita mette alla luce un bambino affidato in punto di morte ad un Nibelungo di passaggio. Il piccolo sarà destinato ad una grande avventura, destinato a porre fine alla minaccia di Fanfnir, destinato ad essere l'eroe che il mondo merita ma non quello di cui ha bisogno adesso e quindi gli daranno la caccia, perché lui può sopportarlo, perché lui non è un eroe, un guardiano silenzioso che vigila sui Nibelunghi, lui è Siegfried!
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Siegfried durante una crisi di identità. Son sempre problematici questi orfani. |
Dovete sapere che una delle mie prime passioni sin da bambino è stata la mitologia, va da sè che la storia di questa bande dessinèè l'ho già sentita in diverse salse e secondo me, vuoi perchè è il classico racconto del cammino dell'eroe contro il drago, vuoi per l'opera di Wagner o per il film di Fritz Lang, vuoi per la pesante influenza che ha avuto sui romanzi di Tolkien, l'epopea di Sigfrido è forse tra i miti norreni più noti alle grandi masse. Allora perchè avventurarsi nella lettura dell'ennesima riproposizione dell'anello del Nibelungo? Cominciamo con un video, và. Regia, prego:
LA TRAMA:
Avete presente nei film di kung fu i volti degli sgherri del cattivone di turno col solo scopo d'essere carne da cannone per i ceffoni dell'eroe? No? Beh, è normale ma si dà il caso che tra di loro ci sia proprio il nostro protagonista: Long Wei, giovane cinese cresciuto secondo i rigidi dettami del kung fu ma con il sogno del cinema. La storia si sposta in Italia, per l'esattezza a Milano in via Paolo Sarpi (che per i non meneghini è chinatown), qui, conosciamo lo zio Tony, titolare di un ristorante cinese sull'orlo del fallimento e con un piccolo problema col gioco d'azzardo clandestino. Quando dico piccolo intendo che si è fatto incastrare da persone con cui è meglio non scherzare, perdendo anche gli ultimi risparmi. Non resta che chiedere aiuto alla famiglia in madre patria. Dalla Cina (con furore) arriva in soccorso di zio Tony il nipote Long Wei, pronto ad integrarsi nella Milano criminale tra un calcio volante e una spadellata di riso alla cantonese. Milano trema: Long Wei vuole giustizia.
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La vita è una scala: c'è chi scende, c'è chi sale e chi le piglia. |
Lo ammetto, non sono stato un lettore di Long Wei della prima ora, mi sono aggiunto in corsa dal numero 6, grazie al cielo mi è andata di lusso contando che è la storia delle origini del protagonista. Beh, come l'ho trovato? Splendido! Dalla evocativa copertina zen di Lorenzo "LRNZ" Cecchotti (SPOILER: non sarà l'ultima volta che sentirete questo nome) ai disegni fluidi e iperdinamici di Luca Genovese finendo con l'ottima sceneggiatura di Luca Vanzella, insomma, amore a prima lettura.
Bische clandestine, mafia cinese, scontri da picchiaduro 2d (sopra), assassini seriali, papponi voodoo e tigri a San Vittore, cioè, TIGRI A SAN VITTORE! Senza troppi giri di parole, Long wei è stata la sorpresa dell'anno! Un wok di generi ben amalgamati e speziati da una spolverata di citazioni pop, dai tipici kung fu movie orientali al nostrano poliziottesco, dall'hard boiled al pulp tarantiniano. Diego Cajelli ci propone un intreccio di trama verticale e trama orizzontale sostenute da un ritmo frenetico, non preoccupandosi mai di osare quando deve. Il parco disegnatori conta ottime matite, una più dinamica e stilosa dell'altra. Ultimo ma non ultimo sono stato letteralmente catapultato nella storia grazie all'uso della sua vera protagonista: Milano, riconoscere tutti i luighi in cui sono ambientate le vicende di Long Wei è stato impagabile. In conclusione, se vi siete persi questo gran bel fumetto nostrano recuperatelo tipo NOW!

Anno 850 dell'Era Spaziale, sul finire del Terzo Millennio, secondo l'antico calendario cristiano. La civiltà terrestre ha da tempo colonizzato il Sistema sola...sì, ok, abbiamo capito, è il classico discorso atto a descrivere lo status quo di una serie tv fantascientifica dando il via alla sigla d'apertura. Helena Svenson, hacker professionista dall'impianto neurale infallibile, ha appena portato a termine un furto di dati in grado di fruttare una fortuna, consentendole, così, di lasciarsi alle spalle diversi problemi legali. Per la riuscita del piano, Helena, deve solo riunirsi al complice/compagno Jedediah che, privilegiando gli affari ai rapporti personali, incastra la bella hacker conducendola dritta dritta nelle mani delle forze dell'ordine. La pena è severissima: condanna a vent'anni di prigionia su Lazzareth, un gigantesco carcere di massima sicurezza orbitale. Qui fa la conoscenza di vari detenuti tra i quali Swan Barese, pilota contrabbandiere e John Colter, intrattabile fuorilegge d'annata. Insieme ad altri prigionieri, i tre organizzano una fuga disperata dalla prigione che andrà a buon fine solo grazie alle straordinarie doti da hacker di Helena. Con un cargo da trasporto, ribattezzato Hammer, il gruppo riesce definitivamente a fuggire dal carcere di massima sicurezza. Sapendo chi l'ha incastrata, Helena, convince l'equipaggio dell'Hammer a intraprendere una caccia all'uomo per l'intero sistema solare. L'uomo in questione? Jedediah!
Hammer ha tutte le caratteristiche del fumetto fatascientifico che voglio leggere: una storia all'insegna dell'avventura che gioca con tutte le sfumature che il genere sci-fi ha da offrire, un design ispiratissimo e curato in ogni singolo dettaglio, un cast di personaggi credibili e sfaccettati che sanno dar vita a dinamiche sempre nuove e coinvolgenti, episodi autoconclusivi in cui non sai mai cosa aspettarti dal nuovo mondo che andrai a scoprire assieme ai protagonisti, il tutto materializzato da un comparto grafico dall'alto profilo tecnico.
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Direi che questa doppia splash page by Giancarlo Olivares possa bastare per convincervi alla lettura di Hammer, no? |

"Svegliati! Apri gli occhi, Pikappa!" Queste le parole per destare l'eroe che, nelle pagine a fumetti, pare dormire solo da poche ore ma che, noi lettori, non vediamo ormai da 12 anni. Paperino ha da tempo appeso il mantello al chiodo ma, ironia della sorte, è proprio uno dei suoi nemici storici, il temibile cronopirata Razziatore, a portarlo a riportarlo nelle vesti di Pikappa. Un pericolo alieno incombe sul nostro presente, annuncia il Razziatore, mostrandoci una cartolina del XXIII secolo dove la Terra si è sottomessa al dominio Evroniano, un'ultima frangia ribelle guidata da Odin Eidolon svela al nostro eroe come si è giunti ad una situazione tanto disperata: gli Evroniani, tramite tracciatori genetici, hanno collegato Paperino al suo alter ego sopprimendolo! Comincerà, così, una corsa contro il tempo in cui Pikappa dovrà cambiare un futuro già scritto a cominciare dalla propria morte.
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Dai, ci son voluti giusto quei 12 anni ma l'importante è che sei pronto, Pk! |
Eh niente, qui le lacrime si sprecano, signori miei! Momento amarcord mode on: Dovete sapere che PKNA (Paperinik New Adventures) è stato il mio primo fumetto comprato consapevolmente, per l'esattezza PKNA #10 "Trauma", nomen omen dato che sconvolse le mie mini sinapsi da bimbino di terza elementare. Dovete altrettanto sapere che PKNA dopo due serie e un reboot (che non conto) manca dalle scene da una dozzina di anni, vivendo, nel mentre, vite editoriali alternative fino alla scorsa estate, quando, sulle pagine di Topolino 3058, fa il suo esordio la storia in quattro parti "Potere e potenza" che si riallaccia cronologicamente alla fine della seconda serie di Pikappa. Leggere la storia, orchestrata da Francesco Artibani, è stato come rincontrare un vecchio amico che non vedi da tempo per constatare che nonostante il suo fisiologico cambiamento dovuto al passare del tempo, in fondo, è sempre lo stesso. Ai disegni ritroviamo Lorenzo "Pastro" Pastrovicchio (che, tra l'altro, esordì su PKNA proprio con "Trauma") che ci regala un Pikappa al cardiopalma con inquadrature degne del più costoso tra i blockbuster ammerigani e, dulcis in fundo, ai colori abbiamo il mitico Max Monteduro. Insomma, 3 deus ex machina della serie storica che in perfetta sinergia ripropongono il nostro amato vigilante di Paperopoli a nuovi e vecchi lettori con risultati a dir poco eccellenti. Ma cosa volete di più? Una nuova serie? Sì, beh, anch'io.
LA TRAMA:
Attenzione, la trama sarà intervallata dalla reazione di un lettore medio di Dylan Dog.
Siamo nell'anno 2427 (fa finta di capire, cela malamente le palpitazioni dovute alla visione dei colori), durante l'impero di Albione governato dalla Regina Vittoria XIII (lo sguardo è smarrito, le fauci si fanno secche). La trama ci porta a bordo della stazione spaziale U.S Beckham (l'indice di umidita ascellare schizza alle stelle) dove troviamo Dylan Dog (eccolo! Un solco lungo il viso come una specie di sorriso) che non è Dylan Dog (con l'agilità di un catoblepa, partono un paio di leccate alla prima edizione de "L'alba dei morti viventi" per tranquillizzarsi), bensì, il "numero cinque" (sputo nebulizzato sulla copia precedentemente sbausciata de "L'alba dei morti viventi" e recitazione convulsa di dieci Sclavi nostri e otto ave Morgana), un androide costruito per essere la perfetta simulazione dell'indagatore dell'incubo del XXI secolo (rumore di porta che sbatte e pneumatici che stridono sull'asfalto) cui scopo è contrastare la mostruosa minaccia che affligge l'impero della nostra amata regina Vittoria XIII: gli spettri spaziali! Infatti, l'ideale per tali nemici sarebbe un esperto in casi soprannaturali e chi meglio del nostro caro Old Boy per tale compito. Ma se il nostro protagonista si chiama numero cinque vuol dire che prima di lui ne hanno sfornati altri quattro, ognuno con una sfaccettatura diversa del carattere di Dylan: Numero uno è il cervello del gruppo, dirige le operazioni speciali dalla sua postazione di comando, Numero due è la forza bruta, addetto alle armi è il lato testosteronico dell'indagatore dell'incubo, Numero tre è la sensitiva, creata accentuando il lato più empatico e sensibile dell'Old Boy, Numero quattro è Silver Surfer. La squadra di esseri sintetici, capeggiata da numero cinque, deve recuperare la U.K Tacher, una nave cargo alla deriva infestata dai suddetti spettri spaziali. Inutile dire che ogni missione di soccorso precedente è finita nel migliore dei casi con dei cadaveri indentificabili. (Tornato a casa, il nostro soggetto dice la sua su Facebook senza neanche aver terminato la lettura dell'albo: Ah Recchiò!!1! Essessapevo che la rivoluzione di Dailan Dog si chiamava Nathan Never nun te li sganciavo mica i miei sudatissimi 3 euri e 20 che comunque come i primi 100 numeri di Sclavi nessuno mai, tiè.)
Ho deciso di inserire in questa classifica Dylan Dog #337 "Spazio profondo" edizione variant non solo per le sue qualità intrinseche (altissime, eh) ma, soprattutto, perchè ritengo questo albo il simbolo del nuovo spirito Bonelli che ha caratterizzato l'anno appena trascorso: l'introduzione di novità editoriali come le copertine variant, un colore non più accessorio ma protagonista quanto il disegno stesso, pubblicare un numero d'introduzione al nuovo ciclo di una testata da 112.000 lettori mensili e sapersi prendere comunque dei rischi. Dylan Dog #337 è il giusto esempio di un anno in cui la Sergio Bonelli Editore ha dimostrato di essere la grande casa editrice che è, investendo significativamente sui propri contenuti e aprendosi a nuove forme di intrattenimento e comunicazione. Per approfondire meglio l'anno dei record della casa editrice di via Buonarroti vi rimando a questo interessantissimo articolo di DIME WEB qui.
E se lo dicono pure gli ammerigani, eh. |
LE RAGAZZINE STANNO PERDENDO IL CONTROLLO. LA SOCIETA' LE TEME. LA FINE E' AZZURRA (Ottobre 2014)
LA TRAMA:
"We are not girls. We are silver bullets for your middle-class brains!"
Motta e Castracani sono due ragazzine unite da un rapporto di amicizia al limite della simbiosi, un'unione esclusiva sancita visivamente da delle uniformi rosse. Castracani è la ragazza alpha della coppia, sicura di sè, invischiata perennemente nella competizione per la scalata della piramide alimentare scolastica, tende ad imporre la propria volontà alla ben più umile e culona (cit.) Motta. Nonostante il titolo reciti "le ragazzine stanno perdendo il controllo" le due amiche, sono letteralmente ossessionate da un certo tipo di controllo: quello sanitario. Grazie agli agganci dovuti alla madre dottoressa di Castracani, le due accedono a qualsivoglia accertamento clinico, test, esami, tac, segnali di una voglia distorta di indipendenza, ottenendo il controllo totale del proprio corpo e della propria vita un esame alla volta o forse, perchè no, si annoiavano e basta. Dopo l'ennesimo abuso sanitario i genitori corrono ai ripari, qualcosa nella coppia si rompe, l'unione simbiotica cessa di colpo. Una vita a metà le aspetta, saranno pronte?
Penso che l'adolescenza sia uno degli argomenti più difficili da trattare, descrivere uno spaccato temporale che va a caratterizzare le nostre personalità in maniera permanente con onesta intellettuale e senza paternalismi non è da tutti. Per questo non posso che provare una profonda invidia per chi riesce ad imbrigliare in un media una sostanza così instabile e mutevole come la materia cerebrale di un teenager. A sto giro il carico di invidia va a Francesco D'Erminio in arte Ratigher che con il suo LE RAGAZZINE STANNO PERDENDO IL CONTROLLO. LA SOCIETA' LE TEME. LA FINE E' AZZURRA (d'ora in poi le ragazzine) mi ha totalmente conquistato.
L'opera è una bomba emotiva, uno shot di natura umana, una pallottola d'argento nel nostro cervello medio borghese. La forza di questo fumetto è sicuramente l'apparente semplicità con cui descrive i turbamenti e le angoscie tipiche della pubertà attraverso un occhio che migra dalla cruda realtà all'equilibrio metafisico che solo un colore come l'azzurro può rappresentare. Per quanto riguarda il disegno ed il colore sono la giusta concretizzazione grafica della prosa asciutta e diretta di Ratigher. Bisogna dire che "le ragazzine" è un fumetto autoprodotto con il metodo PRIMAOMAI, ovvero, si stampano solo le copie che vengono acquistate preventivamente, fine. Può darsi che la vostra fumetteria di fiducia ne abbia comprato qualche copia, oppure andate sul sicuro con lo shop online Saldapress qui. Non ve lo dovete perdervelo!
LA TRAMA:
Rick Grimes, poliziotto della periferia di Atlanta che in seguito alla perdita di conoscenza, durante uno scontro a fuoco, si risveglia in un ospedale abbandonato ma pieno di zombie. Nonostante l'incipit non proprio originalissimo (coff coff 28 giorni dopo coff) vi assicuro che la trama e l'imprevedibiltà delle situazioni sono la forza di questo comic. In seguito Rick si ricongiunge con la moglie Lori ed il figlio Carl unendosi anche ad un gruppo di altri sopravvissuti. Il gruppo dovrà resistere alla minaccia zombie, essi, però, sono solo un pretesto, il vero fulcro della narrazione sono gli uomini e le loro interazione in un mondo senza regole. NEL NUMERO 25: Dopo parecchie disavventure il gruppo di Rick si stanzia nella cittadina fortificata di Alexandria, qui, cominciano ad intrattenere rapporti commerciali con un altro accampamento fortificato di nome Hilltop. Sicuro della forza del proprio gruppo, Rick, baratta protezione in cambio di alcuni viveri della nuova partner commerciale, commettendo il grave errore di sottovalutare i criminali che saccheggiano periodicamente la tranquilla Hilltop: i Salvatori. Il gruppo di Rick sfida apertamente i banditi e il loro leader con la passione del baseball, Negan, risponde.
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Curiosità: questa immagine la trovate in uno dei fumetti aperti ai piedi dello Scorbiattolo nell'header del blog. |
Perchè proporvi in una cassifica delle migliori letture del 2014 una testata che è ormai al suo secondo anno di pubblicazione? Beh, perchè quando una storia riesce puntualmente smentirti quando pensi che abbia detto tutto il dicibile allora merita di essere menzionata tutte le volte che ne ho la possibilità. Nella fattispecie il numero 100 ammerigano contenuto nel venticinquesimo albetto di the Walking Dead edizione economica edito da Saldapress è stato totalmente annichilente. Robert Kirkman strikes back, cari miei! Dopo averlo incrociato ad inizio articolo per Invincible, il nostro amato sceneggiatore paffuto ritorna con la sua creazione più nota da cui è stata tratta anche una repellente serie tv che io abbandonai a fine seconda stagione per sfinimento ma pareo vada ancora inspiegabilmente in onda, bah.
The Walking Dead è un comic che una volta provato non ti si scolla più, i momenti di calma si alternano a quelli concitati con una sapienza propria dei grandi narratori ma il meglio, a mio parere, lo abbiamo nei dialoghi, forse un po' verbosetti, ma imprescindibili nel delineare personaggi e rapporti che definire naturali e credibili sarebbe un eufemismo. Kirkman è sempre una garanzia, c'è poco da fare. Ai disegni c'è un cambio in corsa nei primi capitoli che potrebbe destabilizare il lettore ma dopo una partenza acerba, Charlie Adlard saprà dare una granitica identità visiva al comic, parola d'onore. Parlando del numero 100, dove ormai si è creata una certa empatia con i personaggi, Kirkman propone una sequenza in sei pagine emotivamente pesantissime da sfogliare a mo' di libro dei Flinstones, giuro.
MENZIONE D'ONORE:
GOLEM (Gennaio 2015)
Siamo in un futuro più prossimo di quello che pensiamo in cui l'Italia è parte dell'unione eurasiatica e quattro macro brand plasmano la vita delle persone in tutti i suoi aspetti, anticipandone ogni minimo bisogno prima ancora che essi lo provino. Quattro padroni che tengono in pugno il mercato con un equilibrio circolare. In questa repubblica democratica fondata sull'amore facciamo la conoscenza di Steno, un ragazzino come tanti ma afflitto da incubi disturbanti dove è costante la presenza di un uomo nell'ombra. Ma la socetà che tenta di anestetizzare la coscenza di Steno nasconde qualcosa di corrotto a cui proprio il nostro protagonista sarà destinato, volente o nolente, a porvi rimedio.
GOLEM E' STUPENDERRIMO, CIAO!
Niente, quando si parla di Lorenzo "LRNZ" Ceccotti perdo ogni presunzione di oggettività. Questo fumetto è stata la bomba di fine anno che, purtroppo, non posso inserire in classifica per ragioni di data d'uscita ufficiale ma allo stesso tempo sarebbe stato un crimine non parlarvene, perciò eccomi qua. Grupie mode, on: beccatevi sto selfie pazzerello da bambinetto eccitato alla mattina di Natale e poi bruciate il post.
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L'emozione fu tanta che lo Scorbiattolo perse i suoi caratteristici peli celesti degli arti superiori. |
Essiamoarrivatiafinearticolofinalmente! Allora, è stata dura arrivare fino a qui, vero? Purtroppo non ho dolciumi o gettoni dell'autoscontro per ringraziarvi della pazienza che avete dimostrato nel leggere tutto l'articolo. Cosa? Ma sì dai, ti voglio bene anche a te che hai scrollato il post distrattamente solo per vedere che titoli ho inserito in classifica, che domande. Ordunque giovini, che ve ne è parso dello Scorbiattolo superclassifica show? Piaciuto o con i dolciumi in regalo sarebbe stata tutta un'altra cosa? Sotto con i commenti!
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Da lo Scorbiattolo è tutto, al prossimo articolo.
Comunque vai tranquillo, alla fine le persone barbute appassionate di fumetti sono sempre paciose alla fine... Alla fine. ( :) Ancora complimentoni!!)
RispondiEliminaGrazie dei complimentoni, Ale! Boh sarà, ma io Alan Moore pacioso non me lo riesco proprio ad immaginare, forse è la combo barba + stregone supremo che mi intimorisce, una sorta di negativo di Albus Silente.
EliminaLong Wei è una serie che voglio assolutamente recuperare. Adoro il genere, e poi essendo un Milanese acquisito da quasi tre anni, voglio vedere se riesco anche io a riconoscere i luoghi delle vicende :D
RispondiEliminaPer il resto gran bella classifica, mi hai ricordato che ho un mutuo da aprire con il mio fumettista di fiducia per recuperare un sacco di roba (Soprattutto Saga, sei tipo il trentordicesimo che la consiglia, a sto punto va comprata).
Saga e Long Wei (come spiegavo nell'ultimo articolo. Premiati ambedue pure dal sottoscritto) sono da comprare. E di Long Wei te ne innamorerai seduta stante!
EliminaW Lo Scorbiattolo! Tutti in pista!
Ecco, bravo Roberto, Long Wei mi pare di averlo visto completo o quasi in tutte le varie fumetterie di Milano, non dovresti aver problemi a rintracciarlo per quanto riguarda Saga è appena uscito il quarto volume, quale migliore occasione per spararti una maratona di pura figaggine?
EliminaP.S. Che poi Simone abbiamo in comune anche Potere e Potenza e Le Ragazzine che sono anche loro due bombe atomiche ;)
EliminaChe poi Mirko, la Supergulp sui Navigli sta mica svendendo tutto?? Sei già passato per caso? :)
EliminaSì l'ho saputo da dei miei amici, ma non ci sono ancora passato e non so in che modo si organizzeranno per la svendita se applicando uno sconto a tutto il materiale o facendo offerte dedicate, indagherò ;)
EliminaGrande! Teniamoci aggiornati in caso! hahah :D
EliminaAssolutamente ;)
Eliminacomplimenti per il post mirko! puntualissimo e ricco di spunti per le mie letture del 2015 (me piace stà in ritardo) e fortissime le tue illustrazioni che accompagnano i vari fumetti in classifica! sto tonnato e a presto!
RispondiEliminaGrande Stefano! Grazie mille per i complimenti e stai tonnato che tra un po' ciccerà fuori un certo articolo sui gladiatori ;)
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